«Vi è acrobatica ovunque si tratti di far apparire l'impossibile come un facile esercizio»; così il filosofo tedesco Peter Sloterdijk in un libro del 2009, Du mußt dein Leben ändern: Über Anthropotechnik (Devi cambiare la tua vita, ed. it. 2010). Il concetto di acrobatica e quello ad esso sotteso di “antropotecnica” si adattano bene al profilo intellettuale dell’artista delle avanguardie storiche, la cui intrinseca performatività si configura in tal senso come un esercizio ascetico di “acrobatica” estetica e spirituale, di rischiosa realizzazione di un progetto complessivo di rifondazione del proprio ruolo.
Tra provocatori richiami all’antico e vertiginose prospettive sul futuro, tra macchina e uomo, tra spirito e tecnica, l’uomo nuovo del primo Novecento è al centro di un convegno internazionale e interdisciplinare, che si pone lo scopo di offrire una prospettiva innovativa sulle avanguardie storiche (Dada, espressionismo, futurismo, surrealismo), in cui considerare quello avanguardistico come il ‘gesto assoluto’ di artisti che sulla scena volevano rifondare il mondo e la propria esistenza.

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